Come risparmiare energie evitando di dire sempre le stesse cose

Quanta frustrazione proviamo quando con un nostro collaboratore, socio, cliente, ci ritroviamo a dover ripetere per l’ennessima volta la stessa indicazione, che sembrava così chiara e precisa.

Magari contattiamo anche un consulente per un aiuto per poi trovarci ad avere conferma che la sostanza del nostro messaggio era corretta.

Si finisce poi solitamente per accusare il nostro interlocutore di “durezza di comprendonio”, oppure di sentirsi non efficaci, con relativa demotivazione e stress.

E a cosa porta poi lo stress? A generalizzare, per esempio: “tanto qui tutti i clienti sono cosi'”. E a rinunciare. E’ capitato anche a te?

Per trovare una strada più efficace ed adeguata ai tempi (che richiede un pò di pratica) dobbiamo aprire una parentesi su quelle che sono le metodologie di comunicazione oggi più efficaci e che non necessariamente coincidono con quello che è “popolare” e istintivo.

Per spiegarmi meglio segui un minuto il mio ragionamento di seguito.

Pensa a questo: cosa c’entra il coach dello sport con quello aziendale?

Molti si sono fatti un’idea errata sul coaching, non di certo per colpa loro ma per la comunicazione distorta e confusionaria alla quale spesso si attinge oggi. Continuamente bombardati da informazioni di superficie e commerciali, si finisce per comporre convinzioni che non producono i reali effetti per la quale quella metodologia era stata studiata e pensata.

Si immagina allora al coach come all’allenatore di una squadra di calcio, che incita, corregge, fornisce direttive, magari ti premia o ti punisce a seconda dei casi.

Cosa che potrebbe essere anche accettabile quando la prestazione va erogata in un tempo stretto (90 min., la partita di calcio) ma non di certo funzionale allo sviluppo del proprio potenziale di medio/lungo termine o di quello dei propri collaboratori.

E allora perchè si dice che il coaching professionale derivi dallo sport?

Perchè Timothy Gallwey ed in seguito John Whitmore, fondatori del coaching moderno, adottarono un nuovo approccio rivoluzionario: dal vecchio modo di dare istruzioni “secche” a porre domande che aumentavano la consapevolezza.

Il giocatore cosi’ trovava il suo modo naturale di raggiungere l’obiettivo.

La stessa logica per sommi capi e con modelli che si sono evoluti nel tempo viene già applicato con successo in alcuni contesti manageriali.

Con questo approccio evitiamo di dare la medesima istruzione per l’ennessima volta.

Ecco un primo esempio:

Nel Tennis, allenamento al Servizio.

  • Vecchio approccio: “Colpite la palla col braccio pienamente steso”.
  • Approccio da coach: “Notate quanto è piegato il vostro gomito quando colpite la palla”.

Nel primo caso (vecchio approccio) il tennista è preoccupato di eseguire correttamente il tiro, cercando di rispettare le indicazioni fornitegli, non c’è niente di suo, con relativo stress per evitare di sbagliare. Nel secondo caso (approccio coach) la sua attenzione è rivolta ad osservare ciò che accade, senza forzature. In questo caso è stato dimostrato che accediamo alla nostra capacità di auto-regolarci, potendo accedere all’apprendimento naturale.

Per cui, se il tuo riferimento è unicamente il tempo, dai istruzioni secche. (anche se poi se lo fai spesso c’è un concreto rischio di ritrovarsi il boomerang nuovamente sul tavolo).

Se il risultato che vuoi ottenere contempla consapevolezza, apprendimento, responsabilità e quindi Qualità, allora usa l’approccio da coach.

Prossimamente produrrò una serie di esempi relativi al contesto manageriale, molto pratici ed applicabili da subito. Ti farebbe piacere testare questo approccio nel tuo contesto e ricevere un supporto efficace? Restiamo in contatto.

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