Oggi ho il piacere di intervistare il Dott. Fabrizio Gavelli, manager da oltre un decennio nel gruppo Danone, con incarichi di crescente responsabilità, ha assunto il ruolo di Ceo per la divisione Specialized Nutrition South Europe.

Gavelli ha la responsabilità di tutte le attività della divisione Specialized Nutrition (SN) nel Sud Europa (Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) e in Italia guida Mellin, azienda specializzata in alimenti per l’infanzia, e Nutricia, azienda specializzata in nutrizione medica. (Fonte: Business People)

Introduzione:

Spesso nella letteratura manageriale si parla a vari livelli di aziende con scopo, di valori, di sviluppo del benessere delle persone, di contributo sociale.

Molti imprenditori e manager di PMI mi chiedono se siano soltanto cose da “manager illuminati”, di trend o veri asset strategici che conviene prendere seriamente in considerazione.

Mi hanno molto colpito recenti contenuti pubblicati dal Dott. Gavelli che con un tono costruttivo ma altrettanto incisivo ha riportato con forza queste tematiche che sembrano assumere ancora più carattere strategico e vitale per ogni organizzazione economica moderna.

 

Fabrizio Gavelli – Danone. Fonte: Business People

 

Di seguito l’intervista.

 

Antonio Cecere:

L’intenzione è di riportare riflessioni e spunti importanti ad imprenditori e manager in questo periodo di grande cambiamento.

Mi riferisco ad alcune Sue recenti dichiarazioni, in particolare pubblicate sul Suo profilo Linkedin.

Ho rilevato dei messaggi importanti, come l’affermazione: “passaggio storico che lascia segni indelebili”.

A proposito di cambiamenti, cosa sta cambiando nelle relazioni umane, e cosa prevede resti anche dopo questo periodo?

 

Fabrizio Gavelli:

L’emergenza ci ha imposto azioni rapide ed incisive: ogni attività, ogni azienda ha posto le persone al centro di un modello di salvaguardia e di tutela. Ci siamo abituati a stare lontani per la nostra sicurezza e abbiamo sperimentato un nuovo dialogo con il mondo del lavoro, con gli affetti a noi più cari e, in fondo, con noi stessi. Credo abbiamo sviluppato una intima consapevolezza che le nostre azioni, anche le più marginali, possono avere conseguenze importanti e immagino che questo ci guiderà a lungo come una nuova stella polare.  Sicuramente resterà in ciascuno di noi un grande senso del prossimo e dell’interdipendenza del benessere, e quando chiederemo, fuori dall’emergenza, -“Come va”?- forse non sarà il solito preambolo di cui a volte non attendiamo neppure la risposta.

 

Antonio Cecere: 

Lei va dritto al punto sin dall’inizio e afferma “Le persone ricorderanno a lungo come un’azienda si è comportata con i propri collaboratori, clienti e fornitori”.

Su cosa in particolare dovrebbe focalizzare un’azienda in questo periodo rispetto a questi stakeholder?

Può farci qualche esempio di azione concreta?

 

Fabrizio Gavelli:

Le aziende sono un ecosistema sempre più aperto; tutti coloro che partecipano a questa vita pulsante sono portatori sani di valori e convinzioni che distingueranno sempre più fortemente le aziende che fanno la differenza. La protezione, fisica ed economica, che stiamo dando ai nostri collaboratori, le donazioni agli ospedali più colpiti, le forniture di materiali per la sicurezza ai medici e il supporto straordinario alle persone fragili, semplicemente concretizzano i nostri valori e li portano nel mondo reale.

 

Antonio Cecere: 

Si parla oggi sempre più di “Brand with purpose” e di scopo aziendale. La Harward Business Review anche divulga su “Lead with purpose” (Guida con scopo).

Come sta cambiando il ruolo e il senso stesso dei leader e delle aziende? Cosa dovranno fare per “essere accettate e seguite” dal mercato e dalle persone?

 

Fabrizio Gavelli:

Credo che dare l’esempio presupponga anche fare scelte fuori dal coro ma sempre pensando al punto di arrivo che per noi è il mondo del lavoro del futuro; un mondo che vogliamo contribuire a cambiare in meglio, per renderlo alle nuove generazioni proprio come loro lo vorrebbero. Per questo non abbiamo esitato a rafforzare la nostra parental policy dando alle nostre famiglie un supporto straordinario che è diventato un modello per le altre aziende e uno spunto per le Istituzioni.  Per questo abbiamo lanciato anni fa un programma di smart working che concilia la vita lavorativa con la vita privata e che oggi ci ha consentito di dare continuità al nostro lavoro proteggendo tutte le nostre persone.

 

Antonio Cecere:

Lei stesso mi pare ammetta che spesso negli ultimi anni i “Valori” e il “Purpose” aziendali per la maggior parte delle imprese siano rimasti degli annunci e dei contenuti da “eventi”.

Quando pubblico contenuti sul tema ascolto le reazioni ed il “sentiment” generale, e mi pare di percepire una preoccupazione che, su questi temi, tutto tornerà come prima, ovvero con degli annunci.

Mi permetta una piccola provocazione: non c’è il rischio che ancora una volta i manager siano troppo preoccupati del prossimo invito pubblico e poco occupati di favorire una rigenerazione culturale interna nella loro stessa organizzazione?

 

Fabrizio Gavelli:

Tutte le maggiori indagini di Trust sostengono che le figure apicali delle aziende hanno un ruolo sostanziale nel costruire la fiducia e ci si aspetta che siano proprio loro a generare il cambiamento; per me e per  tutti i miei manager questo è un mantra quotidiano che si ispira ai valori che da sempre  Danone ha nel suo DNA.  Nel 1975, Antoine Riboud padre fondatore di Danone disse “Le frontiere dell’azienda non si fermano ai cancelli delle fabbriche “.  Oggi le aziende di Danone Company in Italia hanno orgogliosamente raggiunto lo status di Società Benefit.

 

Antonio Cecere:

Come DANONE siete sempre state attenti a determinate tematiche e a cercare congruenza con la promessa del vostro brand. Nell’ultimo anno ascoltando diversi HR sono rimasto un po’ sorpreso dal fatto che si utilizzino per gran parte ancora modalità formative tradizionali, e ancora poco per esempio modalità one-to-one (quantomeno da integrare).

Con quali prassi, metodologie, approcci voi riuscite a generare benessere e miglioramento continuo? Può farci qualche esempio pratico?

 

Fabrizio Gavelli:

La nostra politica interna, informale e pratica, è un invito per ogni collaboratore ad agire da leader.

Crediamo, infatti, che un rendimento sostenibile e risultati innovativi possano essere raggiunti solo quando le persone osano esprimere e dimostrare il loro potenziale di leadership coinvolgendo partners e colleghi. Questo insieme di atteggiamenti è fortemente ancorato ai nostri valori e lo abbiamo sintetizzato con l’acronimo di CODES. Grazie alla nostra piattaforma Danone Academy 2.0 tutti i collaboratori hanno la possibilità di accedere a corsi di formazione da tutto il mondo.

 

Antonio Cecere:

Mi è piaciuto molto quando dice: “Le aziende senza una qualche forma di utilità sociale vivranno tempi duri nel giustificare la propria esistenza”.

Sembra proprio che, in particolare i giovani, siano difficilmente motivabili se non si inseriscono valori di contributo ad un sistema più ampio, che, per dirla con le parole di Kotler, trascenda la mente per andare sul cuore e l’anima.

Ora, Le chiederei se ritiene che valgano gli stessi principi in questo caso anche per le piccole e medie imprese. Cosa si sentirebbe di suggerire ad un imprenditore di una PMI?

Su quali priorità dovrebbe puntare e quali errori dovrebbe proprio evitare per non restare in “balia del vento”?

 

Fabrizio Gavelli:

La realtà delle benefit corporation nel panorama italiano dimostra una grande presenza di aziende medie e piccole. Mi sembra un dato importante che dimostra un segnale di cambiamento. Queste imprese alimentano un movimento che ha l’obiettivo di diffondere un paradigma economico più evoluto, dimostrando che le aziende del futuro sono quelle che rigenerano la società e l’ambiente, quelle insomma che non restano” in balia del vento” ma creano aria nuova per il nostro sistema economico.

 

Antonio Cecere:

Per quanto riguarda lo smart working, quale sarà la vostra politica nei prossimi mesi?

 

Fabrizio Gavelli:

Per noi lo smart working è un progetto che nasce da lontano e fa parte dell’attenzione che dedichiamo alle nostre persone; il nostro credo è che lo smart working si sposa perfettamente con l’idea di lavorare per obiettivi stemperando lo stress della difficile conciliazione tra vita familiare e modalità di lavoro tradizionale. Abbiamo avuto la conferma che, le mamme in particolare, accolte in un ambiente comprensivo delle loro esigenze, riescono a restituire all’azienda le grandi capacità organizzative, la pragmaticità e la profondità di pensiero valorizzate dalla maternità. Io stesso, costretto dall’emergenza a praticare lo smartworking costantemente, sono un padre più felice e mi sento un manager più completo perché nelle pause tra un call e l’altra posso abbracciare le mie bambine.

 

Antonio Cecere:

La comunicazione come sempre gioca un ruolo importante, anche se abbiamo detto che deve essere sempre più allineata ai valori e ai comportamenti reali. Mi è piaciuto molto quando parla di passare dallo “Story-telling” allo “Story-doing”.

Mi potrebbe chiarire in particolare cosa intende quando afferma che ci dovrà essere “una maggiore essenzialità e autenticità” nella comunicazione?

 

Fabrizio Gavelli:

Intendo dire che l’esperienza di questi mesi ci insegna anche che non c’è più tempo per la retorica; ora contano i comportamenti più che mai e la comunicazione deve rappresentare questo nuovo paradigma, l’anticamera e la firma di azioni concrete. Parlare ad esempio, nel nostro caso della nostra piattaforma di e- commerce con spedizioni gratuite, ha significato dare sempre disponibilità dei nostri prodotti  laddove ce n’è bisogno. E ringraziare i medici con un video in cui tutti i collaboratori mandano un appaluso dalle proprie abitazioni è stata solo la premessa alle innumerevoli donazioni di materiale per la tutela e la sicurezza distribuito agli operatori sanitari. Ecco quindi come, secondo me, lo story telling si evolve nello story doing.

Il logo Danone recita “One Planet. One Health”

 

Antonio Cecere:

Si sa, anche nel mondo del management innovation e della formazione ci sono trend e mode.

Negli ultimi anni si parla molto di “Intelligenza Emotiva”, molto importante, ma raramente sento parlare dell’evoluzione successiva che lo stesso Daniel Goleman ha proposto, ovvero la “intelligenza ecologica”.

Voi in Danone avete una ragion d’essere attualissima: “One Planet- One Health”. Il benessere dell’individuo e del pianeta al centro.

Andando dritti al punto, non è che gli altri restano troppo concentrati sul conoscere le proprie emozioni, perdendo di vista la visione d’insieme e sistemica? La natura non ci ha dato già sufficienti segnali?

 

Fabrizio Gavelli:

Questa pandemia ci ha lanciato un messaggio allarmante: abbiamo perso completamente l’illusione di vivere in un pianeta senza rischi, senza minacce. Ma di questo sistema vivente siamo parte integrante, noi uomini e donne che ogni giorno compiamo scelte e prendiamo decisioni che possono avere un impatto sul pianeta.  Mai come ora la nostra visione è un faro per noi, un faro che ci guida a sostanziare le nostre decisioni di business in un’ ottica di progresso sociale e di sostenibilità ambientale.

 

Antonio Cecere:

Avviandoci alla conclusione di questa chiacchierata, Le chiederei se ha piacere di cogliere questa occasione per lanciare un messaggio finale agli imprenditori, ai manager ed ai professionisti “visionari e pragmatici” che ci seguono.

 

Fabrizio Gavelli:

Dobbiamo imparare dalla crisi e coglierne le opportunità per migliorare il mondo in cui viviamo ed il nostro paese in particolare. Dobbiamo aumentare il livello di digitalizzazione dell’Italia, cosi’ come la flessibilità nella gestione del lavoro. Dobbiamo essere piu’ attenti alle persone, senza di loro le nostre aziende non esistono, dobbiamo umanizzare di piu’ il nostro approccio lavorativo. Dobbiamo spingere un ecosistema piu’ collettivo e meno individuale che pensi piu’ al benessere sociale e non solo al benessere economico dell’azienda. Dobbiamo uscire dalla crisi migliori come persone per migliorare la comunità dove lavoriamo.

 

Antonio Cecere:

Davvero grazie Dott. Gavelli, è stato davvero un piacere averla qui. Pubblicherò questa intervista sul blog e la rilancerò su Linkedin con #cambiamovalori. A presto!

 

Fabrizio Gavelli:

La ringrazio, a presto.

***

 

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2 commenti

  1. Armatori Nicola in 9 Maggio 2020 il 0:44

    Ciao Antonio. Ti leggo sempre volentieri. Trovo sempre interessante ascoltare teste pensanti, qualunque sia il pensiero. Una bella intervista, quasi intima. Cinque minuti di musica classica, nel pieno di un concerto hard rock, che i giorni attuali ci costringono ad ascoltare. Sono un imprenditore “per caso” e l’invito al messaggio da rivolgere ai “visionari e pragmatici” (aggiungerei timorosi e coraggiosi!), mi ha fatto sentire parte di un gruppo. La “sana pazzia” è forse l’unica caratteristica necessaria per fare impresa e riuscire, nonostante tutto, a non perdere di vista le emozioni …anche prima del covid. Grazie.

  2. Cecere in 11 Maggio 2020 il 11:07

    Ciao Nicola, mi ha emozionato leggerti. Le tue parole arrivano con un giusto mix di emozioni e pensieri ragionati. Noi visionari e pragmatici (e timorosi/coraggiosi) siamo così, abbiamo bisogno di entrambi gli ingredienti. Grazie per il commento e a presto!

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