LA MIA STORIA PER CONOSCERCI

La ricordo ancora, e come dimenticarla quella domanda. Siamo nel 2016, proprio quando un giovane imprenditore mi chiese: “Antonio, ma perché hai scelto di essere un business coach?”.

Quel giorno eravamo in una sala riunioni scelta per l’occasione, io indossavo la veste di facilitatore di sviluppo professionale e lui quella di protagonista direttamente interessato. Però non eravamo da soli, assieme a noi c’erano infatti altri professionisti, imprenditori maturi ma anche giovani e brillanti ragazzi in carriera.

Il mio compito in quella circostanza? Preferisco prima parlare del suo, anzi del loro. Quelle persone erano lì per ascoltare – prima gli altri, poi se stessi ed infine me - ed arricchirsi di nuovi punti vista e opinioni. Erano lì per domandare, essere propositivi e scoprire prospettive di crescita solo celate.

Il mio, invece, era quello di affiancare i presenti, come fa un alleato o un compagno di squadra. Pormi in una posizione di ascolto e osservazione, ed aiutare ad evolvere professionalmente e personalmente. Far uscire l’enorme potenziale, presente in ogni individuo ma nascosto tra le inconsapevoli abitudini. Allenare la forma mentis alla realizzazione e, quindi, alla felicità.

Ci riuscimmo? Quella domanda fu proprio l’incipit per un interessante pomeriggio di coaching per loro e per me.

La ricordo ancora perché mi stupì. Un po’ perché la curiosità è una merce rara oggigiorno: la società ci insegna che la scoperta avviene quando si è bambini e che li deve fermarsi. Un po’ perché aveva osato, ossia provato a rompere quella iniziale barriera di distacco che c’è sempre tra coach e professionista. Un po’ perché in quella domanda c’era l’essenza stessa del coaching manageriale che portavo avanti da anni, ossia riscoprire il lato umano del business fatto anche di ascolto, comprensione e riflessione, al di là dell’apparenza.

Cosa risposi? Replicai con un sorriso e con una breve storia, la mia. Proprio quella che mi aveva condotto a quel momento, a quella domanda e a quel ‘perché’.

“Sai, non ci sveglia una mattina e si decide di diventare business coach. Come per gran parte delle professioni desiderate e non soltanto accettate, la scelta è solo il punto di arrivo di un percorso un po’ più lungo e faticoso: formativo ma, soprattutto, personale e introspettivo.

Ho trovato il mio ‘perché’ principalmente in 3 posti, diversi e senza legami per molti, invece per me parte di un unico sistema di pensiero.

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L’ho trovato in azienda

contesto in cui ho lavorato in ambito manageriale per molti anni. Proprio lì dove ogni giorno, inconsapevolmente, ho svolto una costante attività di coaching e formazione su me stesso: mettevo, infatti, in discussione obiettivi, strategie e progetti di business e agitavo lo status-quo delle cose.

Lanciavo sfide, proponevo innovazione e combattevo la monotonia e la chiusura mentale. Non accettavo l’ideologia del “si è sempre fatto così” e non approvavo l’arrendevolezza di chi diffidava e si opponeva alla novità.

L’ho trovato in azienda, dove ho capito cosa vuol dire fare carriera ed essere soddisfatti del proprio lavoro: realizzavo team di professionisti consapevoli, pronti ad evolvere e contaminare positivamente il proprio contesto di business.

L’ho trovato in azienda, luogo dove ho anche compreso quel bisogno e quella necessità di esprimere la propria potenzialità sopita, senza barriere e pregiudizi. Proprio lì dove ho, quindi, intrapreso il mio cammino verso la persona e il professionista che sono adesso.

L’ho trovato nell’ascolto

immerso tra letture, corsi, confronti ed escursioni in montagna. Se da una parte, infatti, i libri e i corsi di formazione mi hanno trasmesso, oltre che una conoscenza tecnica indispensabile per la formazione professionale, anche una comprensione e un collegamento interdisciplinare tra concetti. Una sintesi multidisciplinare, così mi piace chiamarla. Dall’altra, invece, le relazioni con colleghi, professionisti e clienti mi hanno permesso di crescere e verificare quel ‘saper fare’, frutto delle conoscenze apprese solo in teoria. Infine ci sono le passeggiate nella natura, quelle che mi hanno dato la possibilità di osservare in modo nuovo, di riflettere su approcci innovativi e di toccare con mano nuove prospettive di sfida più umane, applicabili sia alla vita sia alle strategie di business.

Come molto spesso accade, quindi, nell’ascolto di persone e ambienti ho incontrato chi sono veramente. Quella vera essenza e quelle potenzialità che molto spesso rispondono e corrispondono a dei veri a propri bisogni del mercato del lavoro.

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L’ho trovato in un giorno qualunque

Quando da relatore secondario - come responsabile marketing e organizzazione di un evento aziendale - sono diventato (in un quarto d’ora) unico speaker, di fronte ad un migliaio di professionisti più esperti di me.

Sai com’è, basta un imprevisto al direttore e una telefonata veloce per cambiare le sorti di una giornata e, forse, di una vita intera.

Però ricordo un applauso inatteso, uno di quelli che riecheggiano per molto tempo nelle orecchie e nella testa, e poi dei complimenti. Mi dissero che erano per la fiducia che ero stato in grado di trasmettere, per il modo in cui avevo dato valore agli interventi altrui e, soprattutto, per l’energia e l’umiltà mostrata.

Ed è proprio in quel momento che gli eventi della vita si sono messi in fila e hanno fatto un po’ di chiarezza nel mio futuro. Se sono un business coach lo devo anche, e soprattutto, a quell’occasione: quando ho compreso, finalmente, il mio scopo professionale.

Se dal 2011 sono un business e organizer coach professionista, lo devo a tutto questo. Agli anni in azienda che mi hanno dato visione, all’ascolto che mi ha dato conoscenza e riflessione e a quest’ultimo evento che mi ha dato consapevolezza.

Come vedi, caro mio ragazzo, il ‘perché’ professionale non appare, ma si costruisce nel tempo con fiducia in se stessi, umiltà e ricerca continua.”

A quella domanda ne seguirono delle altre, e poi delle altre ancora. Come mai? Per il semplice motivo che chiedersi il ‘perché’ delle cose è già il primo passo verso l’evoluzione personale e professionale.

Lo ricordo ancora con piacere, e come dimenticarlo. Un pomeriggio particolare iniziato da una domanda, proseguito con una storia e terminato in un confronto d’arricchimento per tutti i presenti, me compreso.

Ti è piaciuta questa storia? È un racconto che spiega chi sono ma, soprattutto, come sono diventato business coach e trainer per manager, imprenditori e professionisti. Se vuoi approfondire di più su di me, ti invito a visitare il mio profilo LinkedIn e/o ad approfondire il blog.

Un saluto, Antonio

Expertise

La mia missione è quella di innovare gli ambiti dello sviluppo personale, professionale e manageriale. Per facilitare i risultati di persone ed organizzazioni con un maggiore equilibrio tra business e dimensione umana.

Coaching skills

Dal 2011 formazione e pratica continua sul coaching professionale: diploma e numerosi upgrade professionalizzanti. Oltre 1000 ore di coaching erogate. Il risultato? Saper ascoltare e dare feedback che rafforzano.

Management

Lunga esperienza maturata nelle PMI con focus principale incentrato sullo sviluppo organizzativo e nelle marketing operations. Ho gestito decine di collaboratori, migliaia di clienti e sales manager. Ho dovuto risolvere un sacco di rogne ma ne è decisamente valsa la pena.

Apprendimento continuo

La passione per la ricerca e l’innovazione mi portano a studiare ed approfondire circa 9.000 pagine all’anno. Una risorsa per me fondamentale è anche il confronto con una rete di professionisti e partner in varie discipline con cui accapigliarsi per poi rincontrarsi. Dalla sinergia e dalla discussione nasce sempre la crescita.

Semplicità e Umiltà

Nonostante tutto questo "papiello" di esperienze ed i miei "anta", credo di essere quasi all’inizio del mio percorso. Ascoltare ed imparare da tutti ogni giorno resta il must. Il vero saggio è colui che sa di non sapere mai abbastanza.

Problem Solving

Il mio percorso è iniziato nel mondo dell’informatica e delle TLC. Che c’azzecca con quello che faccio ora? Ho acquisito i metodi per analizzare le problematiche ed organizzare bene le informazioni, per poi farle girare quando servono. Le informazioni.

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