Creatività e innovazione: quanto conta un’attitudine mentale aperta?

La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi (M. Proust).

Un’attitudine mentale aperta orientata alla ricerca delle opportunità, della collaborazione e della condivisione può creare un ambiente favorevole alla creatività nel quale le persone riescono a essere innovative.

Per decenni le imprese hanno focalizzato i propri sforzi sulla produttività del personale, sulla pianificazione dei flussi e sul miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza dei processi produttivi. Negli ultimi anni, però, una nuova mentalità si sta facendo strada, quella di considerare la creatività, un fattore altrettanto importante, quanto quelli citati, ai fini del successo di un’organizzazione.

Questo si deve, in parte, a una chiara inversione di tendenza che rimette al centro del cambiamento il fattore umano, cioè le persone con le loro doti creative, capaci di fornire delle risposte efficaci dinanzi alle sfide poste dalla globalizzazione e dalla complessità delle organizzazioni e del mondo odierno.

La creatività è un’attitudine mentale

Fino a qualche decennio fa la creatività era considerata come un’attitudine innata, appannaggio di pochi individui che ne facevano uso in un contesto prevalentemente artistico. In realtà, non parliamo della creatività come fenomeno artistico ma come attitudine mentale.

Di che attitudine si tratta? Quella che viene sapientemente evidenziata in una frase del matematico H. Poincarè, secondo il quale: creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”.

Questa frase ha il pregio di evidenziare come la creatività non debba essere vista soltanto come produzione di nuove idee, prodotti o servizi, ma vada collegata alla capacità di cogliere nuove prospettive, un’abilità che tutti possediamo, anche se va allenata.

Una indagine Forrester del 2014 ha dimostrato che la creatività applicata alla cultura, alla pratica, alla visione aziendale e al coinvolgimento dei clienti è capace di influenzare tutti i fattori che determinano il successo di una azienda, tra cui la capacità di sfruttare l’innovazione, lo sviluppo delle capacità di leadership e la riconoscibilità del brand.

La vita e il successo di un’organizzazione non dipendono soltanto dal suo ambiente e dalle sue abitudini, ma dalla sua volontà e capacità di esprimere una spinta evolutiva.
La creatività vista come attitudine mentale a cercare nuove connessioni e opportunità, ad andare oltre gli schemi precostituiti e la zona di comfort, può rappresentare un’importante manifestazione evolutiva.

L’innovazione dipende dalla creatività

D’altro canto non basta raggiungere un alto livello di creatività e padroneggiare gli strumenti creativi se tutto questo non si coniuga con lo sviluppo di un ambiente adeguato nel quale le persone si sentano stimolate a rischiare ed essere innovative.

La creatività è un presupposto dell’innovazione e va continuamente alimentata attraverso un ambiente orientato alla ricerca, al confronto e alla condivisione d’informazioni, punti di vista e idee.

La creazione di un humus favorevole appare indispensabile all’innovazione, soprattutto se si vuole cogliere la sua caratteristica di processo di co-creazione che coinvolge persone che hanno la voglia e le abilità per risolvere le questioni in un contesto favorevole e collaborativo che accolga le diversità e agevoli l’apprendimento e le decisioni attraverso la scoperta e la combinazione di idee fra loro diverse.

E’ necessaria una trasformazione

Naturalmente deve intervenire un cambiamento culturale. Le aziende hanno bisogno di uscire da una visione ristretta dell’innovazione circoscritta a un ambito burocratico se non, addirittura, di mero slogan: non basta più creare un ufficio innovazione, occorre coinvolgere le persone in modo diretto ed emotivo.

Probabilmente è una trasformazione difficile ma non impossibile e deve investire il ruolo stesso dell’azienda per farla diventare un ambiente di realizzazione personale e di esperienza collaborativa.

Questo richiede il progressivo abbandono di quei modelli organizzativi orientati a una considerazione delle persone come semplici esecutori di compiti e di mansioni e l’adozione, invece, di pratiche dirette ad agevolare la libera partecipazione e la volontaria assunzione di responsabilità allo scopo di far emergere l’iniziativa personale,  lo spirito di collaborazione e la creatività.

Lo spostamento dell’attenzione verso la formazione e la crescita qualitativa delle persone, la collaborazione e la condivisione delle informazioni possono essere le chiavi per iniziare a pensare a questa trasformazione.

Anche l’abbattimento delle numerose barriere interne ha una sua importanza: i manager possono cogliere l’opportunità di coltivare un ambiente più aperto, considerando i dipendenti come colleghi alla pari, mentre i dipendenti possono assumere un più alto grado di autonomia e di responsabilità che li porti ad accettare direttamente il controllo delle attività, senza più bisogno di supervisori e di un proliferare di regole rigide.

Un apporto fondamentale all’interno di tale processo trasformativo può essere svolto dai leader innovativi, individui che non hanno necessariamente una visione ma sono capaci di guidare l’innovazione.
Come? Contribuendo a gettare le basi di una nuova cultura aperta in cui l’innovazione sia la regola e non l’eccezione e creando spazi in cui le persone possano veramente essere innovative e sentirsi parte importante di una realtà.

Non è utopia e storie come quella di Brunello Cucinelli lo dimostrano. Non trovate?

 

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